Giornata Mondiale della Poesia, sabato 21 marzo 2026
Biblioteca Universitaria Alessandrina, Piazzale Aldo Moro 5, Roma
Organizzazione e cura di Marco Colletti e Valentina Di Stefano

Giornata Mondiale della Poesia, sabato 21 marzo 2026
Biblioteca Universitaria Alessandrina, Piazzale Aldo Moro 5, Roma
Organizzazione e cura di Marco Colletti e Valentina Di Stefano



è un mio recente poemetto, di cui ho letto alcune stanze il 21 marzo 2026, Giornata Mondiale della Poesia, che è anche la Giornata Mondiale delle Foreste.
Una coincidenza che convoca noi umani alla riflessione sul bene comune da salvaguardare ovunque sul pianeta: la vita.
La scrittura del poemetto (già pubblicato sulla rivista Capoverso n.49, gennaio-giugno 2025, Edizioni Alimena-Orizzonti Meridionali, pp.46-51), ha preso l’avvio dal dibattito oggi assai vivo, sulla necessità di superare il nostro complesso di superiorità antropocentrico nei riguardi delle altre entità naturali, visione che ha provocato finora non pochi disastri socio-ecologici. Occorre oggi capovolgere questo pensiero riduzionista, che considera piante e animali essenze secondarie rispetto al primato dell’homo sapiens, oggetti manipolabili a piacimento per scopi di mera utilità e asservimento, per giungere ad una diversa e più giusta comprensione della vita sul pianeta. Così le piante dovrebbero essere viste come esseri altri, abitanti del pianeta dotati di soggettività e storia evolutiva, con capacità di interazione specifiche e pure molto avanzate, anche alla luce delle recenti scoperte scientifiche sulla comunicazione e la capacità risolutiva di problemi. Queste acquisizioni hanno rivelato come dalla esperienza di molti milioni d’anni delle piante rispetto alla molto più breve storia umana, noi umani abbiamo molto da imparare su soluzioni ed equilibri di vita e convivenza raggiunti dalle entità vegetali.
Nei miei testi il focus è posto sulla capacità delle singole piante di comunicare bisogni e trovare soluzioni per fare comunità boschiva, per autoproteggersi e insieme proteggere l’ambiente. Inoltre vi sono cenni al comportamento pacifico dei vegetali, con spiccata propensione al mantenimento di un equilibrio tra tutte le essenze viventi nei vari ecosistemi, attraverso azioni fisiologiche di sola autodifesa. Modelli di vita dunque da imitare da parte dell’homo sapiens oggi alla deriva, forse non più sapiente, ma divenuto insipiens e autodistruttivo per infinite insensate stragi e desolazioni provocate.
Annamaria Ferramosca
solo qui tra rami e radici
ci si può addormentare
solo qui posso sognare
un’altra vita dimenticare
passi visi passioni
fuori dal bosco
lontano dai suoi spiriti
è facile rompere ogni giuramento
deviare da linee chiare
sprofondare continuando
a temere gli agguati
a odiare senza rimedio
nel frastuono cieco
della devastazione
solo qui si festeggia la luce
suoi sono i germogli le fronde
dalla luce la decisione dei frutti
da sempre per sempre
fin dal primordiale giardino
un eden verde era prima
prima di ogni altro vivente
regno di perfezione lenta raggiunta
lungo milioni d’anni
per infiniti errori e riparazioni
il bosco sfolgorava prima
molto prima dei linguaggi
prima di babele
prima delle armideserto prima
del tetro finale per-uomo
accadeva alle piante
milioni d’anni per decidere
di preferire il radicarsi al cammino
– dimmi tu l’avresti immaginato? –
da ferme imparare a guidare
ombra e luce tra i rami
alternare sul fusto le foglie
bere rugiada insieme agli uccelli
bastioni di radici a proteggere la terra
dall’impeto delle acque
imparare a sopravvivere
parlando lingue di radici
umidi segnali sotterranei
per dirsi i dove e i come
dove le dispense d’acqua dove l’ombra
come frantumare la roccia
architettare difese acute sui rami
e aromi e dolci attrazioni
pure nel buio accarezzare
microbiche vite in simbiosi
oh insomma fare bosco
raggiungere l’utopia di città verdi
pacifiche mute democrazie
a stormire lungo i meridiani
qui parla qualcosa qualcuno
la voce piove improvvisa
da interruzioni del cielo
un allegro alfabeto di gocce
disseta conta le scale tra i rami
linfa scendesale seduce
risponde un luccichio d’ali
sul bordo di foglia minuscoli laghi
s’abbevera magnifica creatura
emersa dalla crisalide
mimetica s’aggrappa allo stelo
come il senso alla vita
alberi e piante di ogni altezza
so che ci guardate sorridete
– di certo non dall’alto della vostra saggezza –
mentre noi sgomitiamo per lo spazio
che chiamiamo vitale
ovunque divenuto deserto con
schizzi di sangue terra ferita
svuotata di vera vita di senso
ci guardate
mentre chiediamo aiuto
a piccoli schermi esagitati
mentre si fanno estreme le stagioni
ribelli cielo e mare
e morte chiede altra morte
mentre si continua a strappare altra terra
con tutto quel che in essa ha radici
sterminando svuotando
ancora di altro nulla il già vuoto
ogni smartphone nel bosco ammutolirà
sarà per l’alt che proviene
dalla verde natura ribelle
pure dal bosco del nostro io più profondo
ai margini delle foreste interrotte
ascolteremo le news è finita
sono esaurite le sorgenti
già mugghia il prossimo diluvio
e insieme a noi bosco muore
sarà foresta fossile
a indicare in eterno l’errore
raccolgo piccole sculture
bacche di ginepro grani di resina velluto di muschi
vorrei tornare a vivere
solo di aromi e pace
qui nel sottobosco che consuma
ogni ostilità
resto qui nell’ombra
fino alla rivelazione
tornare a vivere da vivi
dal fitto dei rami qualcuno
mi sta parlando pianissimo quasi per sillabe
mi tocca con la mano la spalla
come si fa con i bambini
– nei gesti d’affetto più forte il messaggio –
disegna per me in terra un profilo
un colibrì ? un ragno? qualcosa di simile
a un disegno di Nazca
che al cielo implora aiuto
rispondo ho compreso
sì veniamo tutti in sciami tremanti
da un primordiale bosco-vita
dove il vuoto può farsi abisso
per nostra insipienza ma
possiamo possiamo possiamo
ricreare pienezza soltanto
lasciando ogni essere vivo
libero intoccato intoccabile
bosco dice se ancora non hai ricevuto
ti invio segnali più chiari
audaci come comandamenti
non usare clava o machete rompe ogni connessione
non seguire un chi virtuale non può guardarti negli occhi
non ascoltare chi parla male di te o d’altri sta parlando di sé
non offrire il corpo a chi innesta chip ti scompagina l’anima
fidati solo del canto
che ti nasce dentro e ti detta
rispondo ho ricevuto
non sarò mai un semiessere
dissacrato snaturato
che non avrà più nulla da poter donare
né troverà simili cui potersi donare
quanto smarrimento nel non poter sentire
l’onda che ci fa vivi
l’incanto della voce che ci chi-ama
il battito del cuore che precipita
nel riconoscere amore
la gioia del dono e del perdono
quanto sconforto nel non poter comprendere
il senso di un lamento
non poter riconoscere la vittoria vera
del ridare vita a una vita
tu bosco che sai come comprendere
l’essenza strepitosa di una rosa
tu che scorgi e trattieni
il tremore del cosmo nella notte
tu solo potrai dirmi come accogliere
il senso di domanda in un respiro
l’unicum misterioso in ogni vivo
solo con questa interezza ritrovata
vorrò inumarmi bosco
qui ai tuoi piedi
sotto le tue foglie
Annamaria Ferramosca