PER SEGNI ACCESI



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Brani critici:

In questo nuovo libro di Annamaria Ferramosca l'auspicio naturale pare essere quello di una rigenerazione, di un nuovo originarsi planetario e umano, che spontaneamente fluisca verso un sentire collettivo, una comunità umana futura che abbia abbattuto i confini dello spazio e del tempo. Se la voce illumina, la prima cosa a venire illuminata dai segni accesi è allora la nullità dell’io. Perché si desidera sciogliere l’umanità intera in un abbraccio e, infine, cantare solo questo nodo di luce sperata. (dalla prefazione di Maria Grazia Calandrone)

Un abbraccio umano e cosmico nel contempo. E un braccio di mare che abbiamo attraversato abbandonandoci alle correnti che ci investivano a ogni nuovo verso o strofa, senza soluzione di continuità. Quasi neanche ci fosse bisogno di cercare un filo conduttore, una rotta, una coerenza di qualsiasi tipo. Tutto ciò era già dato, perché tutto il testo è una enorme materna anafora-catafora del tempo sospeso - una sua salvifica epoché o messa in mora, un’accettazione senza riserve del fenomeno della vita, come ciò che ci viene incontro all’inizio e che ci resta alla fine. Perché questo testo parla di nascite e rinascite, di cicli cellulari e cosmici, incarnando tutto il lavoro del mito che si è dispiegato nei secoli della nostra civiltà. ...Una testimonianza diffusa, che permea la voce poetica ma la eccede anche in sussurri e grida cosmici, in “segni accesi” appunto, che illuminano spazi inediti, vedute sorprendenti, accostamenti inattesi, a ogni giro di verso, a ogni tornata della storia. Giuseppe Martella

Il canto di Annamaria Ferramosca, avviene per una necessità fonetica che trovo sempre nei suoi scritti. Questa caratteristica sincrona il Tempo con il proprio tempo, ed esplora gli spazi bianchi affinché ogni suono diventi parola, e non è casuale questo approccio, ma voluto. Come il dinamismo visivo, che pulsa dentro le parole, e non si ferma. I segni neri diventano note, variazioni di un tema sonoro portante, mentre le parole s’innalzano reclamando il proprio significato in una dimensione straniante. C’è il realismo, una dominante che si fa roccia su roccia, colpo su colpa, macerati umani, quel desiderio di tornare all’Origine per comprendere l’uomo contemporaneo, l’eclisse. Così, il canto di Annamaria, racconta di noi e dei nostri errori. Come l’Ombra bianca, che in un attimo solo si rivela per poi scomparire. Restiamo nudi, diventiamo possibilità di rinascita. Di redenzione. Gli spazi di Annamaria donano il privilegio di essere attraversati, ci conducono all’espressione e alla loro potenza iniziatica. Osservare la biologia del mondo nel suo humus più intimo e corale, significa sperare. Le parole, diventare un seme. Nina Maroccolo

Molti sono i segreti da esplorare in questa poesia dal decorso fluente, inarrestabile, che risuona, simile a un flauto di canna durante l’ipnosi della notte; e tanti anche i riferimenti che riverberano come le Idee dal fondo della caverna platonica: la nascitamistero, la migrazione, la decadenza, l’ignoto e il rimosso, l’assurdo e l’enigma, il caos avvolgente del disumano dal quale il poeta cerca lo scampo (l’ultima riva del caos), gli urti sonori, la trance, il mito rivissuto, la solitudine, il mare e l’oltremare, la natura madre. Luigi Manzi

Tu parli delle parole che potrebbero servire e di quello che dovremmo inventarci per fermare la catastrofe. I poeti devono fare questo. Ma senza i soliti rigurgiti narcisi. Ma nessuno lo fa. Tu ci riesci, ed è fortuna. Ci provi da diversi lati. Ed è questa la bravura e di riuscire a farne un libro. Da dentro e fuori la crisi. Elio Grasso

Resto davvero ammaliato da questo libro: una "bellezza ibrida", una danza di "urti gentili" in cui il bianco balenare degli antichi miti, una luce senza tempo di mare e templi, si confonde con le inquietanti suggestioni della nostra postmodernità ipertecnologica: il tutto trasfuso in uno stile ugualmente ibridato e versicolore, punteggiato da quei folgoranti neologismi nati dall'agglutinazione di densissime parole-emblemi, eppure memori di certe splendide coniazioni classiche: una fusione di parole che rispecchia la fusione e la sovrapposizione dei piani temporali, degli orizzonti della memoria individuale e storica. Matteo Veronesi

Va incontro a un «enigma abbagliante» la poesia di Annamaria Ferramosca, ne intercetta i segni, che si accendono, diventano testimoni incandescenti di un «paese mistero» inaccessibile nella sua interezza. Consapevole dell’inevitabile fallimento della ‘grande impresa’, Ferramosca non rinuncia tuttavia a spingersi sul limitare, a sporgersi oltre le «ultime colonne». È «per segni accesi» che ai «minimi» si rivela, per sprazzi, squarci, echi, per suoni quasi impercettibili e per sottilissime pieghe sulle carte nautiche, il senso celato, parte minima eppure preziosa dell’inconoscibile tutto. Anna Maria Curci

Mi sembra un libro "cosmico". Proiettato in una tensione dell'altrove, nel non da qui, verso un futuro che è un oltre, un dopo dell'umano singolare e collettivo che si ricongiunge a tutto quanto è creaturale e universale... Lucetta Frisa

Nello scenario abbastanza sdrucciolevole del nostro presente le parole di Annamaria Ferramosca, talvolta assemblate in un unico suono, sono àncore salde con il loro senso rafforzato e plurimo. Ho percepito l'intero testo come viatico per una rigenerazione profonda del pensiero e come bussola per un orientamento nuovo del cuore. Merys Rizzo

L’autrice percepisce la realtà come un unicum tenuto insieme da una forza profonda di cui il poeta si pone in ascolto, e dove anche il dolore, la perdita, la fatica del vivere, l’oscurità dei tempi bui trovano un punto di luce che li orienta. Ogni singolo verso vuole essere per il lettore una mano tesa, un sorriso di speranza tra le ferite e i doni della vita, la visione possibile di un’umanità capace di abbandonare l’errore per volgersi verso l’incontro solidale planetario. Antonietta Tiberia

Libro-mondo, odore di olio lampante, di legno bagnato, di muschio, di vetri che il tempo ha offuscato e di cieli tersissimi. Luce e oscurità si tendono la mano in una danza armonica, dal ritmo e dallo stile classici, composti, mai eccessivi. Leggo (anche) di una donna risolta e forte, centrata e assolata anche se il cielo è scuro e minaccioso. Ilaria Seclì

Poesia, questa, in cui il ricorso al linguaggio tecnico-scientifico fatto con obiettiva cognizione di causa si combina pregevolmente con una forte carica emotiva creando una tensione interna, un bilanciamento di forze semantiche e foniche, che bene esprime il concetto dialettico sotteso e che ne costituisce il fascino personalissimo. Fabrizio Bregoli

Questa è la poesia, il suo dilatarsi in fonemi, monemi, verbi che si fanno volumi del nostro essere. E poesia significa amore, sentimento, immagine, radici, tutto ciò che dentro sgomita per uscire a nuova vita. Tanti stati d’animo che hanno sedimentato nell’intimo della poetessa e che si sono ingranditi, impreziositi, irrobustiti fino ad occupare l'esserc-ci, l'esistere, e che si traducono poi in fotogrammi, in tappe della nostra storia. ...Poesia nuova, moderna, frutto di una ricerca verbale dove aggettivazioni e verbalizzazioni si assemblano in cumuli di suoni con effetti poetici di rara fattura comunicativa. Nazario Pardini